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Discriminazioni nella storia

Contro le discriminazioni

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Nel Dipartimento di Studi storici lavorano numerose persone, di formazione e appartenenza disciplinare diversa, che studiano discriminazioni, marginalità e processi di inclusione e integrazione sociale dall’Antichità alla Storia contemporanea.

Discriminazione e marginalità, da un lato, integrazione e inclusione, dall’altro, sono termini che definiscono un ampio universo di condizioni sociali, di segmenti della popolazione, e di fenomeni attestati in ogni età della Storia. La ricerca su questi temi costituisce una caratteristica distintiva del Dipartimento di studi storici e la conoscenza del loro sviluppo e delle loro dinamiche sotto il profilo storico una premessa necessaria alla maturazione di una consapevolezza specifica, base imprescindibile per contrastare le prime e per favorire le seconde.

Muovendo dall’analisi delle marginalità e delle discriminazioni religiose, politiche, sociali, etniche, di genere, culturali, anagrafiche, economiche e professionali, si indagano fenomeni le cui radici storiche sono assai profonde e gli strumenti adottati nei secoli per contrastarli e per garantire diritti e parità.

Tali ricerche costituiscono una cifra distintiva del Dipartimento di Studi storici. Esse hanno avuto un primo riconoscimento istituzionale nell’anno accademico 2003-2004 con l’inaugurazione, grazie all’impegno e all’entusiasmo della compianta Elena Brambilla, dell'insegnamento di Storia delle donne e dell’identità di genere, attivo ancora oggi. 

Dall'anno accademico 2020-2021, una delle linee di ricerca del corso di Dottorato di Studi storici è dedicata alla Integrazione e discriminazione dalla tarda età antica alla contemporaneità.

Il Dipartimento investe risorse, sostenendo iniziative scientifiche, convegni, conferenze, workshop ed eventi divulgativi - in collaborazione con enti privati, istituzioni pubbliche, associazioni, scuole, centri culturali, musei - che trattano tali argomenti, nell’intento di contrastare discriminazioni e marginalità, favorire processi di inclusione e integrazione e di promuovere la parità di genere.

In questa sezione del sito, potrete trovare un’anagrafe di chi tra i/le docenti si dedica a questi temi, le pubblicazioni più recenti, l’offerta didattica e le iniziative in programma.

Discriminazioni nella storia

La discriminazione si configura come una diversità di comportamento e di riconoscimento di diritti nei confronti di singoli o gruppi sulla base di “pregiudizi” di natura politica, etnica, razziale, religiosa, anagrafica, economica, professionale e di genere; diversità di comportamento o di riconoscimento di diritti che comporta limitazione degli stessi nei riguardi di persone con tali determinate caratteristiche.

Si indagano gli strumenti attraverso cui la discriminazione si afferma e si consolida e i veicoli della sua diffusione, dall’emanazione di leggi che limitano la capacità delle persone alla mancata tutela giuridica di specifici segmenti sociali, all’uso discriminatorio della lingua.

Gli interessi scientifici del Dipartimento vertono in special modo sulla discriminazione nei confronti degli immigrati (per l’età antica, bassomedievale e contemporanea), nei confronti delle donne (età antica, medievale, moderna e contemporanea), nei confronti degli Ebrei (dall’età medievale alla contemporaneità). Tra gli altri, si studia la discriminazione nei confronti dei e delle “dissidenti religiosi/e”, l’eresia di uomini e donne, da Giordano Bruno a Guglielma, dalle predicatrici apostoliche medievali alle valdesi dell’età contemporanea; si analizza la condizione di schiave e schiavi nell’età ellenistica e romana e nel Basso Medioevo, da una prospettiva di genere ma anche economica.

I Gender Studies comprendono prospettive di metodo e ricerche in settori disciplinari diversi su aspetti della vita umana come l'identità e l’orientamento sessuale, l’identità e il ruolo di genere, e la relazione tra individuo e il “paesaggio” socio-economico-culturale in cui vive, le implicazioni e le ricadute che ne derivano. L’obiettivo è quello di creare una cultura e una consapevolezza scientifica specifica utili e favorire il benessere di ogni persona e a contrastare la discriminazione.

Nel Dipartimento di Studi storici esiste un “Seminario permanente per la storia delle donne e dell’identità di genere” che, in collaborazione con la Biblioteca di Scienze della storia e della documentazione storica, ha consentito l'allestimento di un apposito settore tanto librario quanto digitale dedicato alla storia delle donne e dell'identità di genere.

Dal punto di vista sociale e storico inclusione significa “appartenere a qualcosa, sia esso un gruppo di persone o un’istituzione, e sentirsi accolti”. Nel caso specifico l’accogliere e il prevedere partecipi di tutte le dinamiche civili (sociali, politiche, economiche ecc.) gli individui prescindendo dalle loro specificità. L’inclusione sociale rispetta infatti la diversità, eliminando tutte le forme di discriminazione.

Nel Dipartimento si studiano gli strumenti dell’inclusione: il dialogo, per esempio quello tra cattolici e valdesi in età contemporanea; la costruzione dell’identità sociale nell’antichità; la creazione di associazioni umanitarie in età contemporanea; la difesa dei diritti umani e il riconoscimento del diritto d’asilo; le politiche sociali, il welfare dall’età medievale a quella contemporanea, con specifica attenzione per le donne, la gioventù e l’infanzia e le strutture dedicate (per esempio, gli asili nido); il sostegno finanziario per l’età medievale e contemporanea; il ruolo politico delle donne e la tutela della maternità in età contemporanea; le condizioni di accessibilità e inclusione nelle biblioteche di pubblica lettura con riferimento alle persone con disabilità; l’ottenimento della cittadinanza come strumento di inclusione per l’età medievale e per quella contemporanea, anche per le donne.

Nel Dipartimento si “pratica” scientificamente l’inclusione attraverso la narrazione della Storia in forma inclusiva, per esempio, la storia come storia delle donne e degli uomini, la storia degli Ebrei come storia d’Italia ecc.

L'integrazione sociale può essere considerata come vertice dell’inclusione, una forma evoluta, poiché prevede che tutte le componenti di una società, dai singoli individui ai gruppi, e le strutture che la regolano e determinano (i sistemi politici, economici, giuridici, scientifici, religiosi) siano inclusi e quindi “integrati”.

Nel Dipartimento si studiano le modalità e gli strumenti di integrazione adottati nel corso della Storia, quelli che possono essere considerati tali e gli indicatori dell’integrazione. Si studiano i destini nelle località di approdo dei profughi e degli immigrati dell’età antica, medievale, moderna e contemporanea. Tra gli altri, ci si occupa di cittadinanza, affrontando il tema per l’età medievale e per quella contemporanea, con una speciale attenzione nei confronti delle donne. Si studiano i matrimoni fra età medievale e moderna come veicolo di integrazione (Ebrei e Cristiani).

La marginalità, nella definizione che ne danno le scienze sociali, indica la condizione di chi subisce gli effetti dell’emarginazione determinata da cause insite soprattutto nello sviluppo economico dell’area nella quale abita; le conseguenze negative, specie in ambito lavorativo/economico, portano a uno svilimento della condizione di vita, in generale, sociale e culturale, in particolare, ponendo il soggetto ai margini della realtà in cui vive.

Nel Dipartimento si studiano le dinamiche che determinano la marginalizzazione e le condizioni di vita di profughi, specie per il XX secolo; si analizzano i poveri per l’età antica, bassomedievale e contemporanea, e schiave e schiavi dall’evo antico all’età di mezzo; si indagano donne e uomini rinchiusi nei manicomi fra Otto e Novecento, attraverso lo studio degli archivi di queste istituzioni (da Sibilla Aleramo a folli e follie meno famose); si analizzano i carcerati che popolavano le prigioni medievali, tanto diverse da quelle attuali; si indaga la condizione di marginalità delle donne lavoratrici dell’età contemporanea, dalle contadine alle editrici, tipografe e scrittrici; e si leggono nei consumi alimentari e non dell’età contemporanea i riflessi di tale condizione di marginalità.

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